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Essere parte di una catena di valore. Questa è l’economia circolare per Italproget

Non si tratta solo di ridurre gli scarti al minimo e di dare nuova vita a materiali e prodotti. L’economia circolare rappresenta un concetto molto più ampio e coinvolge tantissimi soggetti. Ne parliamo con Marco Crociani, CEO di Italproget.
  • Chi è Marco Crociani per Italproget? E cos’è Italproget per Marco Crociani?

Lavoro in Italproget dal 2011, sono arrivato giovanissimo in una realtà appena nata. Abbiamo creduto in un progetto semplice ma efficace. Abbiamo unito le competenze con la passione, la determinazione e la dedizione per creare una società che rispecchiasse i nostri valori, nei confronti dei nostri dipendenti fino ad arrivare ai nostri clienti. Ho avuto la fortuna di iniziare il mio percorso professionale a fianco di persone con tanti anni di esperienza nel settore e questo mi ha permesso in poco tempo di apprendere know-how, idee e una ricerca del miglioramento che non si ferma mai. Oggi sono uno dei soci di Italproget e amministratore dell’azienda, il nostro percorso di crescita continua ogni giorno ed è parte integrante del nostro DNA.

  • Se dovessi dirci cos’è per te l’economia circolare? Oppure che cosa non è!

L’economia circolare non è economia lineare, sistema fondato sul tipico schema “estrarre, produrre, utilizzare e gettare”. L’economia lineare genera ricchezza estraendo materie prime, lavorandole, trasformandole in prodotti che finiscono in discarica o, in parte trascurabile, alla filiera del riciclo. L’economia circolare è un modello di produzione e consumo che mira ad “allungare la vita” dei prodotti, contribuendo a ridurre gli scarti al minimo. Questo obiettivo si raggiunge attraverso la condivisione, il riutilizzo, la riparazione e il riciclo dei materiali e prodotti esistenti il più a lungo possibile. Nel modello di economia circolare, una volta che il prodotto ha terminato la sua funzione, i materiali di cui è composto vanno reintrodotti nel ciclo economico e riprendono a generare valore. Questo permette la riduzione dell’estrazione di materiali, dell’uso di energie non rinnovabili e della produzione di rifiuti.

  • Italproget rientra in un settore estremamente legato a questi concetti. È facile quindi comprendere da dove derivi la vostra sensibilità al tema.

Italproget progetta e realizza soluzioni chiavi in mano e su misura per la separazione, la selezione e la cernita dei rifiuti. Siamo quindi fornitori di aziende che hanno quotidianamente a che fare con il riciclo. I nostri clienti sono infatti realtà che si occupano proprio della gestione e del recupero dei rifiuti da destinare al riutilizzo. Negli anni, abbiamo realizzato per loro impianti per la separazione delle plastiche, per la produzione di combustibile da rifiuti urbani e speciali, per valorizzare la frazione organica dei rifiuti, per limitare gli scarti da cartiera, ecc.
L’attività svolta dalla nostra filiera è importantissima e indispensabile all’interno del concetto di economia circolare. Ma la “fatica” della “vera” economia circolare non si ferma di certo qui.

  • Che cosa intendi per “vera” economia circolare?

Come ho detto, l’economia circolare è un modello di produzione e di consumo. La riuscita del sistema non è una responsabilità puntuale di una cerchia ristretta di attori, ma è condivisa da molti soggetti. La parola chiave è catena di valore. Tutti gli attori di una stessa catena di valore devono sedersi insieme e collaborare. Non solo i consumatori, non solo i produttori, non soltanto i nostri clienti gestori, non soltanto le amministrazioni.
L’economia circolare, inoltre, per funzionare deve “toccare” tutte le fasi di ogni prodotto che utilizziamo: progettazione, produzione, distribuzione, utilizzo, recupero/riciclo. Invece troppo spesso viene interpretata solo come efficiente gestione dei rifiuti, degli scarti, ma questa è una visione riduttiva.
Ad esempio: parliamo di recupero e riciclo ma poco di concept di costruzione dei prodotti; parliamo di recupero e riciclo ma occorre che la mentalità del consumatore si sposti dal passato e dalla modalità “usa e getta”. Non possiamo pensare di intervenire soltanto a posteriori recuperando ciò che nasce concepito per essere uno scarto.
Dobbiamo fare un salto di qualità, dai consumatori ai produttori, dalle aziende private alle amministrazioni pubbliche: dobbiamo iniziare a fare scelte strategiche sapendo che c’è un mondo fuori e che il “profitto” va generato considerando uno spettro più ampio del proprio orticello. L’economia circolare è infatti una sfida ma anche un’opportunità: di contribuire alla diminuzione di gas serra, di creare milioni di posti di lavoro, di aiutare le economie a risparmiare risorse e ad essere “indipendenti” nella produzione di materie prime.

  • Per i rifiuti da imballaggio l’obiettivo europeo è di raggiungere un tasso di riciclo del 65% entro il 2025. Un ulteriore obiettivo è fissato per il 2030: 70%. L’obiettivo sul tasso di riciclo complessivo dei rifiuti urbani è fissato al 55% nel 2025. Ulteriori obiettivi sono fissati per il 2030 (60%) e 2035 (65%). Sono obiettivi raggiungibili per l’Italia? In che direzione dovremmo andare, secondo te, per migliorare?

La “ricerca della perfezione” permetterebbe di recuperare e destinare a una seconda vita la quasi totalità dei materiali valorizzabili. Intendo dire che tecnologie, soluzioni all’avanguardia e automazione sono assolutamente a disposizione per raggiungere performance quantitative e qualitative impensabili fino a pochi anni fa, ma devono essere adottate su più larga scala. Va inoltre considerato di destinare a impianti di produzione di energia tutto quel materiale idoneo ad essere trasformato in combustibile e che non può avere un recupero. Solamente il residuo di tutte le lavorazioni dovrà essere chiamato scarto e allora l’obiettivo UE di inviare in discarica meno del 10% dei rifiuti urbani sarà ambizioso ma raggiungibile.

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